Lingue minoritarie: in Senato disegno di legge di ratifica Carta europea

L’appuntamento è per domani, quando le Commissioni congiunte Prima e Terza del Senato saranno chiamate ad esaminare il disegno di legge di ratifica ed esecuzione della Carta europea delle lingue regionali, votando gli emendamenti allo stesso, poi il provvedimento passerà in Aula per l’approvazione definitiva. “Mi sto battendo per far approvare un mio emendamento che garantisca, in Sardegna, la nascita di almeno un canale radio e una tv in sardo, come previsto nel testo del disegno di legge per ladino e sloveno, lingue parlate da molte meno persone rispetto al sardo”. Così Roberto Cotti, senatore del M5S. “Ho presentato diversi altri emendamenti per migliorare la previsione di uso del sardo e del catalano in diversi ambiti della vita e nell’amministrazione pubblica – ha precisato Cotti – su questi aspetti registro con soddisfazione una convergenza con altri senatori sardi, avendo peraltro condiviso molti loro emendamenti”.

La Carta europea delle lingue regionali o minoritarie è stata redatta in seno al Consiglio d’Europa e aperta alla firma il 5 novembre 1992 a Strasburgo. Ad oggi – ha sottolineato Cotti – risulta firmata da 33 Stati del Consiglio d’Europa con lo scopo di tutelare le lingue storiche regionali o minoritarie che rischiano purtroppo di scomparire. Il trattato, in vigore dal 10 marzo 1998 dopo il raggiungimento delle cinque ratifiche previste, risulta ratificato solo da 25 Stati, mentre i restanti otto firmatari, tra cui l’Italia, non hanno esaurito le procedure previste. L’Italia, infatti, ha firmato la Carta il 21 giugno 2000, ma non ha ancora approvato lo strumento di ratifica. La Carta chiarisce quali debbano essere gli obiettivi e i princìpi ai quali gli Stati firmatari sono tenuti ad adeguare la propria politica legislativa. Prima di tutto, riconoscere le lingue regionali o minoritarie come espressione di ricchezza culturale. Poi, rispettare l’area geografica di ciascuna lingua regionale o minoritaria, agevolando l’uso, orale e scritto, delle lingue sia nella vita privata sia in quella pubblica. In ultimo, prevedere forme e mezzi per l’insegnamento e lo studio di queste lingue, nonché promuovere studi e ricerche nelle università o presso istituti equivalenti.

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