I genitori diventano “sentinelle digitali” contro cyberbullismo e sexting

Padri e madri diventano “sentinelle digitali” per controllare i profili dei social network ma anche la messaggistica sui cellulari dei propri figli: obiettivo “scovare” episodi di cyberbullismo o video a luci rosse che coinvolgono minorenni, bloccando il cosiddetto sexting, l’invio di messaggi di testo, video o foto esplicite attraverso i telefonini.

È proprio grazie a uno di questi gruppi di genitori, affiancati da altri composti da studenti, che è stata scoperta la diffusione virale di un video che vede come protagonista una 16enne cagliaritana, ripresa mentre amoreggia con il compagno. Una diffusione avvenuta su whatsapp, su cui adesso indaga la Polizia postale, anche perché la ragazzina è stata presa di mira con insulti e minacce sui social. La segnalazione del video è arrivata a uno dei gruppi di genitori e studenti che collabora con l’Ifos, l’Istituto di formazione nel settore psico socio-sanitario.

“Abbiamo una rete di genitori digitali e una di studenti come sentinelle digitali – spiega il presidente Luca Pisano – è grazie a questi gruppi che ci è arrivata la segnalazione del video. Noi abbiamo subito informato la Polizia postale”. L’Ifos ha avviato da tempo in alcune scuole di Cagliari e del Nuorese il progetto “Il genitore digitale” con l’obiettivo di costituire una rete di adulti, formati e seguiti da specialisti, che possano monitorare i comportamenti online e ‘off-line’ dei minori, evitando episodi di cyberbullismo o diffusione di video e foto di ragazzini a luci rosse. “Collaborano con noi come genitori digitali 250 adulti e 20 studenti sentinelle – racconta ancora Pisano – credo che questa sia l’unica strada percorribile per frenare il fenomeno. Secondo una analisi che abbiamo fatto con l’Ufficio 2 del Dipartimento di giustizia minorile, nel 2016 a Cagliari un ragazzino su tre è stato coinvolto in episodi di sexting, inviando foto, video o messaggi sessuali espliciti con il cellulare. È un dato alto in linea con quello nazionale. La fascia critica è compresa tra i 13 e i 16 anni”. Gli adulti che collaborano con l’Ifos monitorano e segnalano subito ogni caso sospetto.

“Per creare i gruppi di genitori digitali Abbiamo mutuato una tecnica statunitense portata avanti dall’avvocatessa newyorchese Parry Aftab, direttrice della Stop Cyberbullying e Wired Safety. I genitori stanno collaborando con noi egregiamente, anche se la rete dovrebbe essere ampliata. Ci inviano link collegati a social network o magari anche un video o una foto che sono riusciti ad ottenere dai figli – precisa il presidente dell’Istituto – noi poi inviamo la segnalazione agli organi competenti”. Così come è avvenuto per l’ultimo caso a Cagliari. Una volta che la Polpost individuerà chi ha diffuso il video della 16enne e tutti i personaggi coinvolti, invierà una relazione in Procura: in tanti potrebbero finire nel registro degli indagati. Secondo Sarah Ungaro, vice presidente di Anorc Professioni, associazione nazionale per operatori e responsabili della conservazione digitale, bisogna educare i ragazzi sui gravi pericoli del web. “La rete – spiega – può trasformarsi in un vero e proprio mostro se non ci si muove con prudenza. Registrare un video o fare una foto e condividerla dal proprio smartphone è roba che soprattutto i ragazzi si ritrovano a fare quasi tutti i giorni senza però rendersi conto delle potenziali conseguenze che quest’azione può portare”.

Manuel Scordo

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